LOCUS OF CONTROL
Ciò che attrae, spesso, è anche ciò che alla fine, brucia. Molte delle storie d'amore più travagliate e logoranti seguono uno schema ricorrente: un partner sembra irradiare una sicurezza magnetica, mentre l'altro è affascinato da questa luce, desideroso di basarsi nel suo calore. Una dinamica che, dall'esterno, etichettiamo facilmente come narcisista e dipendente affettivo. Ma se vi dicessi che questi due ruoli, apparentemente agli antipodi, condividono la stessa radice profonda? Che non sono due personalità opposte, ma due diverse reazioni alla stessa ferita emotiva fondamentale?
Spesso, chi si riconosce in dinamiche di coppia sofferenti si chiede: Sono io il problema? È lui/lei? La verità, come spesso accade in psicologia, è più complessa e più interessante. Il vero problema spesso non risiede interamente in una delle due personalità, ma in un meccanismo psicologico che le unisce in un doloroso abbraccio: il locus of control. In parole semplici, il locus of control (luogo di controllo) è la tendenza ad attribuire la causa degli eventi della propria vita e della propria felicità all’interno (di noi stessi) oppure all’esterno (verso gli altri):
- Locus INTERNO: La credenza che la propria felicità, autostima e successo dipendano principalmente dalle proprie azioni, scelte e dal proprio mondo interiore. La mia serenità dipende da come scelgo di reagire alle cose.
- Locus ESTERNO: La credenza che la propria felicità, autostima e valore siano determinati da fattori esterni fuori dal proprio controllo: il partner, il giudizio degli altri, il successo, i like, l'aspetto fisico. Sto bene solo se lui/lei mi approva, Mi sentirò realizzato solo quando avrò quel lavoro/quella macchina.
La persona con tratti narcisistici disfunzionali e la persona con tendenze dipendenti affettive stanno, inconsciamente, combattendo la stessa battaglia: entrambe hanno estremizzato il proprio locus of control all'esterno. Hanno semplicemente scelto due strategie diametralmente opposte per gestire questa terribile insicurezza:
La strategia di controllo (Narcisismo): Se la mia autostima viene da fuori, allora controllerò tutto ciò che è fuori. Controllerò il giudizio degli altri mostrandomi perfetto. Controllerò il mio partner idealizzandolo e poi svalutandolo per assicurarmi che non mi abbandoni. La mia identità è un castello di carte, ma farò di tutto per impedire al vento di soffiare.
La strategia della sottomissione Apparente (Dipendenza Affettiva): Se la mia autostima viene da fuori, allora mi fonderò con qualcosa di esterno che mi sembri forte. Troverò qualcuno a cui appoggiarmi completamente, la mia felicità diventerà la sua missione e il mio unico scopo sarà compiacerlo, perché se lui/lei è felice di me, allora io avrò valore. La mia identità si dissolve per diventare il riflesso dei suoi desideri.
Entrambe le strategie sono un disperato tentativo di colmare un vuoto interno con fonti esterne: entrambe sono destinate a fallire, perché nessun essere umano può essere responsabile quotidianamente dell'autostima di un altro. Si tratta di un compito impossibile e logorante. Questa premessa non è per colpevolizzare, ma per normalizzare e spiegare. Comprendere che alla base di comportamenti tanto dolorosi c'è spesso una ferita comune (la bassa autostima e l'incapacità di autoregolarla) è il primo, potentissimo passo per uscire dal circolo vizioso.
EMPATIA
Questa dinamica, così perfetta nel suo essere disfunzionale, si regge su altri pilastri psicologici fondamentali, il primo è l’empatia, o meglio, la sua distorsione.
Spesso si pensa che nella relazione con una persona narcisistica manchi completamente l’empatia, ma la questione è più sottile: non è tanto un'assenza totale, quanto un'empatia selettiva e strumentale. La persona con tratti narcisistici può essere abilissima nel leggere gli stati d'animo e le insicurezze dell'altro, ma non per connettersi emotivamente e alleviare la sua sofferenza, bensì per calibrarne il controllo e assicurarsi che continui a fornire quella validazione di cui ha bisogno.
È un'empatia cognitiva usata come una sonda e non come un ponte, mentre dall'altra parte, la persona dipendente affettiva esercita un'empatia spesso ipertrofica e a senso unico, diventando un investigatore delle emozioni del partner nel tentativo di prevenire i suoi sbalzi d'umore e placarne le critiche. In questo modo, però, perde completamente il contatto con i propri bisogni e le proprie emozioni. Entrambi, così, tradiscono il vero significato dell'empatia: un incontro autentico e reciproco, dove ci si riconosce e ci si regola a vicenda, senza annullarsi.
STILE DI ATTACCAMENTO
Questo schema relazionale affonda le sue radici in un terreno ancora più antico: il nostro stile di attaccamento. Le esperienze precoci con le figure di accudimento ci insegnano se il mondo è un luogo sicuro e se siamo degni di amore. Chi sviluppa un attaccamento insicuro ansioso o evitante porta dentro di sé la profonda incertezza di poter essere amato in modo stabile e incondizionato.
La persona dipendente, spesso con un attaccamento ansioso, vive nel terrore dell'abbandono e crede di dover meritarsi l'amore attraverso il sacrificio e la compiacenza, la persona narcisistica, invece, spesso con una base evitante o disorganizzata, ha imparato che mostrare vulnerabilità è pericoloso e che l'amore è condizionato alla performance e alla perfezione.
Si incontrano così due paure opposte e complementari: la paura di essere abbandonati e la paura di essere ingoiati, di perdere il proprio sé. La relazione tossica diventa allora la messa in scena di questo dramma antico, dove ognuno conferma le peggiori paure dell'altro.
CONCLUSIONI
Uscire da questo circuito non è questione di volontà, ma di resilienza e di sviluppo di strategie di coping radicalmente diverse. La resilienza non è la capacità di sopportare di più, ma di sopportare in modo diverso, costruendo un senso di sé che non crolli al primo vento contrario.
Significa imparare a tollerare la solitudine e l'incertezza senza aggrapparsi all'altro in modo disperato. Per il partner dipendente, il coping sano implica il doloroso ma liberatorio passaggio dal chiedersi Cosa posso fare per lui/lei? al chiedersi Cosa sta facendo questo a me? Di cosa ho bisogno?
Per la persona con tratti narcisistici, un cammino di crescita richiederebbe di abbassare le difese e affrontare la vergogna e la vulnerabilità che sta fuggendo da una vita, imparando che il vero valore non si estorce, ma si costruisce dentro di sé attraverso l'autenticità. Il percorso per entrambi, che spesso deve avvenire separatamente, passa attraverso la ricostruzione di un locus of control interno, imparando a vedere l'altro non come un fornitore o una minaccia, ma come un compagno di viaggio, con cui condividere la vita senza esserne dipendenti.
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